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Contaminanti negli imballaggi: come verificare la conformità al nuovo Regolamento PPWR

31 Luglio 2026

Dal 12 agosto 2026 entreranno in applicazione nuovi requisiti europei relativi alla presenza di sostanze che destano preoccupazione negli imballaggi.

Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio – PPWR introduce nuovi requisiti relativi alla presenza di sostanze che destano preoccupazione negli imballaggi. Dopo aver analizzato le principali novità del regolamento nella precedente comunicazione dedicata al Regolamento (UE) 2025/40 e ai nuovi obblighi per gli imballaggi, questo approfondimento si concentra sugli aspetti analitici e sulla verifica di conformità.

Quali contaminanti devono essere controllati?

Metalli pesanti: il requisito riguarda tutti gli imballaggi

La somma delle concentrazioni di:

  • piombo;
  • cadmio;
  • mercurio;
  • cromo esavalente;

non dovrà superare il limite complessivo di 100 mg/kg.

Il requisito si applica a tutte le tipologie di imballaggio, comprese quelle non destinate al contatto diretto con gli alimenti.

PFAS: limiti specifici per gli imballaggi a contatto con alimenti

Per gli imballaggi MOCA, ossia i materiali e gli oggetti destinati al contatto con alimenti, il PPWR stabilisce tre soglie:

  • 25 ppb per ciascun singolo PFAS;
  • 250 ppb per la somma dei PFAS determinati mediante analisi mirata, escluse le forme polimeriche;
  • 50 ppm per l’insieme dei PFAS, comprese le forme polimeriche, espresso come fluoro organico totale.

La restrizione interessa sia le sostanze intenzionalmente aggiunte sia quelle eventualmente presenti come contaminanti.

La verifica deve riguardare l’intera unità di imballaggio, considerando anche componenti quali inchiostri, vernici, colle, adesivi e rivestimenti.

Attenzione alla scadenza del 12 agosto 2026

A partire da questa data, gli imballaggi immessi sul mercato dovranno rispettare i nuovi requisiti.

Un aspetto particolarmente rilevante per le imprese riguarda l’assenza di una disposizione generale che consenta lo smaltimento delle scorte di imballaggi non conformi. È quindi opportuno avviare fin da ora:

  • la ricognizione degli imballaggi utilizzati;
  • la richiesta delle informazioni tecniche ai fornitori;
  • la verifica dei rapporti di prova disponibili;
  • la valutazione del rischio per materiali e componenti;
  • la pianificazione delle eventuali analisi di laboratorio.

PFAS: una verifica analitica per fasi

Le indicazioni della Commissione europea prevedono un percorso graduale, che consente di approfondire l’analisi solo quando necessario.

Primo livello – Fluoro totale

Si effettua uno screening iniziale del fluoro totale. Se il risultato è inferiore a 50 mg/kg, il campione può essere considerato conforme rispetto alla soglia prevista.

Secondo livello – Pirolisi GC-MS

Quando il valore supera la soglia, si procede distinguendo la componente organica, potenzialmente riconducibile ai PFAS, da quella inorganica.

Terzo livello – Analisi mirata dei PFAS

Se necessario, si esegue un’analisi targeted mediante LC-MS/MS, associata al TOP assay, per verificare il rispetto dei limiti previsti per il singolo PFAS e per la loro somma.

Questo approccio permette di concentrare le verifiche più complesse e onerose sui materiali che presentano un rischio effettivo.

È sempre necessario analizzare l’imballaggio?

Non necessariamente.

La conformità può essere dimostrata anche attraverso:

  • rapporti di prova messi a disposizione dai fornitori;
  • informazioni relative alla composizione dei materiali;
  • dichiarazioni e documentazione tecnica;
  • una valutazione del rischio adeguatamente motivata.

Le analisi diventano particolarmente utili quando la documentazione disponibile è insufficiente, quando sono presenti materiali o trattamenti potenzialmente critici oppure quando non è possibile escludere ragionevolmente la presenza delle sostanze interessate.

Tra i possibili punti di attenzione rientrano, per esempio, materiali resistenti a grassi e oli, carte o cartoni patinati, film contenenti coadiuvanti fluorurati e materiali riciclati.

Il divieto del Bisfenolo A nei MOCA

Alle disposizioni del PPWR si affianca il Regolamento (UE) 2024/3190, che ha introdotto un divieto pressoché generale di impiego del Bisfenolo A nei materiali destinati al contatto con alimenti.

Per gli imballaggi monouso il divieto si applica dal 20 luglio 2026, ferme restando le deroghe e le disposizioni transitorie previste per alcune categorie specifiche.

La determinazione analitica del BPA può quindi essere valutata in funzione della tipologia di materiale e del suo livello di rischio.

Metodi analitici e documentazione di conformità

Attualmente non è ancora disponibile una metodologia armonizzata a livello europeo per la determinazione dei PFAS negli imballaggi alimentari.

Per questo motivo è importante che la documentazione tecnica e la Dichiarazione di conformità indichino chiaramente:

  • il metodo analitico impiegato;
  • il principio di prova adottato;
  • gli analiti ricercati;
  • i limiti di quantificazione;
  • il criterio utilizzato per esprimere il giudizio di conformità.

Un semplice riferimento a uno standard armonizzato non ancora esistente non sarebbe sufficiente a descrivere il percorso seguito.

La proposta analitica di SATA e CADIR LAB

SATA e CADIR LAB, in collaborazione con il laboratorio TIL, hanno predisposto uno schema analitico per la prima verifica di conformità degli imballaggi, differenziato in funzione della tipologia di materiale e della destinazione d’uso.

La proposta comprende:

  • determinazione dei metalli pesanti per tutte le tipologie di imballaggio;
  • screening del fluoro totale per gli imballaggi MOCA;
  • approfondimenti progressivi per la ricerca dei PFAS, quando necessari;
  • eventuale determinazione del Bisfenolo A;
  • supporto nell’individuazione delle analisi più appropriate rispetto al materiale e al rischio.

Scarica la comunicazione tecnica completa

Nella comunicazione completa sono disponibili:

  • il quadro normativo di riferimento;
  • i limiti previsti per metalli pesanti, PFAS e BPA;
  • il percorso decisionale per la verifica della conformità;
  • le indicazioni metodologiche e di campionamento;
  • la matrice delle determinazioni analitiche per le diverse tipologie di packaging.

Per informazioni e per valutare il piano analitico più adatto ai materiali utilizzati:

t.mendesdasilva@satasrl.it

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